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.Sparkle.


mpi

Distorta Immagine Di Me

Una discarica di pensieri andati a male. Sangue putrefatto che sgorga da vene tranciate senza ritegno. Ombra sfigurata di un corpo senza vita. Anima annodata al polso come laccio emostatico. Lacrima indelebile di un bimbo solo. Urla soffocate nella notte. Dolcezza disarmante. L'unione del nulla con l'immortalità.

.Disprezzo.

L’egoismo in assoluto. Le illusioni che scaldano il cuore aspettando il momento giusto per ucciderlo. Le delusioni. Spesso me stessa quando guardandomi allo specchio non riesco a vedere niente.

.Amo.

Amore spasmodico il mio. Poche ma buone le cose che amo davvero nel profondo. Scrivere. Leggere. I pochi sorrisi davvero sinceri che solo due persone riescono a far venire fuori. Il calore di un abbraccio. E la pioggia sotto la quale sogno baci a strapparmi il cuore.

.Battiti irregolari.

.Ricordati di me.


”[…]Senti ciò che per te è stato scelto. Nascere e sentire in maniera costante la morte. E non sai se sei nata. Se non è mai successo. Sai solo una cosa per certo. Dovrai soffrire per sempre moltissimo. Tu sei il prescelto con la sensibilità devastante. Qualsiasi cosa succeda la sentirai il doppio. Qualsiasi cosa tu veda la vedrai in modo perfetto. Distorta quel tanto che basta per andare oltre alla forma. Sai tutto. Conosci il dettaglio. Non puoi negarti. Neppure un po’ illuderti. Hai un programma che t’hanno installato quando eri nel ventre. Per raddoppiarti l’ascolto. Ti parla qualcuno alle orecchie. Ti dice come stanno le cose. Per filo e per segno. Hai una lucidità che t’acceca speranze. Per questo poi se ti pensi contrapponi a ogni cosa il suo opposto. Per compensare la lucidità con la nebbia. Sai tutto. Sai tutto. Sai tutto dio cristo.” -Da Revolver di Isabella Santacroce- "L'immacolato acuto canto di voce intona la dolce tenue. Temutissima in sguardo rivolto, a discendere pressochè inutile nel compiuto affanno. Lei la verdissima, l'irreparabile, la rinnegata, la madre infante. del sofferto soffocato soffio da piccola riversa trappola, di ventre con i fiocchi addosso all'ultimo respiro e strappo. ancora braccia per riportarmi al corpo, all'amore che s'allarga e di spazio si riempie. variopinta genuflessa carne, ciò che di te ricerco è il massimo della vacuità dei sensi." -Isabella Santacroce-



Mani Invisibili

*loading* anime hanno sfiorato le mie membra

.Parte indissolubile di me.

*.PezzoDiCuore.*
.La Mia Me Più Vera.
.La Mia Nico.
50ftqueenie
AnImA EsTrAnIaTa
AyAs
Dolce Eleonor
Dolce_Tesoro*
Etera*
FattaDiSogni
IgOr
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Time to time.


*ADC*

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il NoStRo animaletto


adopt your own virtual pet!

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Per questo template ringrazio

DarkGunS



DarkSideOfGraphic

domenica, 11 maggio 2008

Ho strappato i pensieri ad uno ad uno

Come spilli conficcati nella carne.

Ad uno ad uno li ho leccati

Sporchi del mio sangue senza volto

 

In un istante ho ricordato la violenza.

La paura di cadere dal dirupo

E perdere la tua mano che sfiora la mia

Dimenticando che forse mai potranno sfiorarsi

 

Ho sognato ali di libellula sulla mia schiena inarcata dal dolore

Speranza mozzata dall’amara consapevolezza che per sempre i miei piedi radice diverranno in questa terra.

Ho assaggiato lacrime e ciglia finte

Cercando di ricucire l’imene della mia esistenza puttana.

 

Ho aspettato il tuo arrivo

Nell’illusione di quel flash che mi ha salvata da un burrone senza fine

Le mie gambe appese al vuoto nel delirio sconnesso di ricordi precostituiti

 

Ho ascoltato il mio cuore recidersi le arterie

E gli occhi incavarsi all’interno.

Le mie mani atrofizzate strappare le pagine di un libro

che presto sarà tuo e solo tuo.

 

Ti ho amato in ogni pagina.

In ogni parola.

Nelle stille argentate che sul foglio riversavo, bagnandolo.

 

Ti ho amato ancora di più rialzandomi

Sfiorando l’erba bagnata e ascoltando il rumore delle ossa rompersi.

Onde del mare tra legamenti infiammati

che nel mio corpo vanno e vengono.

 

Sul cardiaco mio muscolo il tuo nome con il sale ho inciso

Lucciola che a fatica nascondo nel riverbero delle mie sporche vene.

Corrodi la poesia dei miei versi, corpo sacro di realtà parallele.

Fondamento sei di un futuro che non conosco

e sui palmi miei feriti assaggi l’essenza di una me perduta.

 

Nell’incolmabile tua distanza che al tempo mi lega,

avrei voluto solo sfogliare il mio corpo e imparare a leggerne ogni gesto imperfetto.

Per regalare a te,

il suo segreto più nascosto.

____

Words_by_LittleRedRidingHoody

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla maggio 11, 2008 22:14
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mercoledì, 30 aprile 2008

Catartiche emozioni in flussi di coscienza

su ali immobili di demoniache santità.

Mari in tempesta genuflessi agli avversi dei

che di Ulisse beffa si presero.

Strappo ricordi e annodo al dito le illusioni,

che di bianca e fresca esecuzione come neve si sciolgono

sul calore ardente del mio cuore innamorato.

Inghiotto sabbia negli amari deserti del dolore

cercando di annoverare la mia spasmodica sete.

Gola recisa da un turbinio di dita nella tiroide brutalizzata,

carne viva che lacera l’imene della mia esistenza

come boia che in ginocchio ti riduce.

Dall’orgasmo tra Tenebra e Amore

io sono nata,

portavoce dell’irreale contrastante sentimento di autodistruzione.

Eterotrofo parassita che nelle cellule mie s'insinua,

ingurgitando infetti organuli di veleno macchiati.

Burattino senza fili dagli occhi color catrame, il mio corpo,

che argentee ali ricerca scrutando l'infinità dei cieli.

Invoco la mia voce tra nere ombre suoi muri intessute

a irrompere il vitreo silenzio che del mio respiro si impossessa.

Organiche urla carbonizzano un’altra notte senza sonno

e le mie mani nel vuoto precipitano cercando te, immagine in carne.

Sospesa su un filo di seta,

cavalco l’onda di un sogno

da dama corte vestita

mascherando lo sguardo spento di abbandono.

Squarcio la distanza

divorando gli istanti da tempo inconsistente generati.

Vivo claustrofobica attesa da amare lacrime cibata,

e l’Orlando mio furioso nel turbinio psichedelico di dolce follia ritrovo,

a designar con me la mancata vista

che Amor malamente ci tolse.

________

killmyheart

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla aprile 30, 2008 23:03
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mercoledì, 23 aprile 2008

Mi ammalo di dolore

tra spasmi ancestrali di demoniache notti senza sonno

Cupi dissidi perdendomi

nel buio dell’oscura fine.

Note stonate di un dna geneticamente modificato.

Oscura macchina da guerra divento

mentre la lingua si inarca chiedendo voluttà

e amari piaceri.

Soddisfa le sue voglie

violenta l’ingenuità vergine,

eterea speranza morta sulle tue parole.

Marmorea ballerina in un cofanetto di legno incastrata

doni fragili note di cielo impregnate

in un volteggiare infinito

tra emozioni interrotte.

Di spente tachicardie ti cibi

cullando narcotiche lacrime

gravide di deludenti e sfiniti amori.

Dell’ultimo battito conosci l’essenza

e l’acuto timbro che come fuoco la pelle incide

nell’ultimo divino respiro

esalando l’anestetica apatia fatta di illusione.

Padrona sei di rosse labbra socchiuse nel pronunciar

ti amo palpitanti.

Schiava di falliti sognatori

che le tue mani assaggiano

cercando il fine ultimo del loro peregrinare.

Le sublimi tue disarmoniche melodie,

il mio pugnale sono,

affondando con accordi dissonanti

il pentagramma mio cardiaco

che esile riproduce

la delirante musica di dolore drogata

e l‘archetto stridendo sulle corde mie spezzate

la storia di un altro frantumato amore, intona.

 

_____________

[e domani parto e sarò da lei. E domani parto e sarà felicità. E niente più mi interessa che quell’abbraccio che da tempo desidero.]

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla aprile 23, 2008 19:23
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lunedì, 14 aprile 2008

Vieni a recidere le spine di questa rosa acerba

che nella carne si conficcano come aghi dorati

sul sentiero di sporche vene,

a intinger il bulbo del proprio male.

Amplessi immacolati nel vermiglio mio sangue

saziano la loro esausta sete

svuotando il sentimento che di veleno muore.

Gravide lacrime in cupi dissidi

per l’amor che nel cuor ancora brucia,

e un sol tormento mi divora i sensi prima della resa.

____________

Enslavement_by_beauty__by_SeparateFromTheHead

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla aprile 14, 2008 19:43
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martedì, 08 aprile 2008

Il cielo è terso di nuvole

sulla mia città senza volto.

Cori di angeli si susseguono

rincorrendo volteggianti emozioni,

che il cuore distruggono

come lama su gole infantili.

Non ho sentito pioggia infiammare

la pelle mia bianca,

solo fitta nebbia che ogni particella di me

nascondeva,

mostro dai mille colori.

Non ho parole

che acqua santa sulla mia lingua

possa disciogliere.

Solo silenzi

che si inarcano sul palato

di questo sentire ultimo

tra spasmi di attimi gravidi di dolore.

Non cerco sostanza in questo precipitare,

solo un buio che accolga ogni nera speranza

sotto i raggi di una luna inesistente.

Ascolta il cuore sussultare

nell’infarto suo funesto

tra urla distorte che nessuno mai percepì.

Cerco il volto della notte per sputargli contro,

carnefice reincarnazione di una divinità

che di lacrime si ciba e

di solitudine si fa madre.

Orfana del mio destino

senza sorrisi distorti

su labbra sbiadite.

Cavalco sentieri ignoti

su sabbie mobili e cannibali affamati

che del mio corpo voglion assaggiar il sapore.

So di sale e so di miele

sulla pelle mia ruvida

che graffi senza affanno.

Sangue letale

come fiume discende dalle ferite ancora aperte.

Alcool etilico sei,

che ad ogni secondo incidi.

Cicatrici profonde

sul bianco candore della mia carne

come figlie illegittime nascono

dal ventre di questo buio.

Affetto materno

che la luce perse

nel gelo del silenzio.

Ed è una notte senza stelle

questa vita.

brokenangel

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla aprile 08, 2008 23:00
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mercoledì, 02 aprile 2008

Veleno sul mio sangue morto

Nel silenzio che evapora accoppiandosi violentemente al gas nitrico che respiro

Ingoio lacrime presso la sorgente del mio male sfumato.

C’è solo violenza in questo divorarsi.

Strapparsi il cuore a morsi,

ingoiarsi.

Sentirsi sotto la pelle.

Provare ad amarsi.

Non perdersi nell’abbandono che segue la sbornia di dolore.

Ubriacarsi di lacrime e morire ancora.

Il cuore nel fegato sventrato di ogni sofferenza.

E finisce così.

Nel ricordo di chi sa scoprirsi vuoto.

Solo con le spine conficcate nel catrame dell’immenso.

L’amore a dilatarne l’angoscia.

Ferita senza lama inflitta dall’interno.

Non cadere.

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla aprile 02, 2008 23:29
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sabato, 29 marzo 2008

O funesta tentazione che tra le bianche cosce

i miei sensi arresti,

lenta ti sciogli nel piacere più oltraggioso che mi fu dato.

Amante prelibato sul mio banchetto d’ossa.

Mai fu tenerezza ciò che provai,

ma solo torbido e violento desiderio.

__________

desiderio

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla marzo 29, 2008 15:43
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martedì, 25 marzo 2008

Un orologio.

Fermo.

Segna le 8:45.

Anni fa ornava il tuo polso magro e stanco,

e tu lo guardavi inseguendo il tempo.

Che ti sfuggiva via.

Come vento tra i capelli.

La lancetta dei secondi correva veloce,

e ogni ‘tic’ sfregiava il tuo viso con una nuova ruga

e ogni ‘tac’ accompagnava i battiti del tuo cuore triste.

Mi sembra di vedere il tuo viso riflesso sul quadrante,

in preda all’ansia di finire la giornata nel migliore dei modi.

Lo annuso.

Sperando che tra l’argento che adorna il cinturino,

sia rimasto un po’ del profumo che con cura strofinavi,

facendo aderire la giuntura delle mani l’una all’altra.

Lì, dove la pelle è più bianca,

e le vene pulsano.

Lì dov’era bello annusarti e baciarti.

Immagino te al volante della tua macchina,

mentre ferma ad un semaforo,

scruti con la punta dell’occhio i minuti che passano

e già nella tua mente proietti l’agenda virtuale delle cose da fare.

E così ti perdevi.

Piangendo di nascosto il tempo perduto.

Accantonando i sogni che nutrivi con rabbia e speranza.

Lottando.

Soffrendo.

Continuando a sorridere.

Nel tuo sangue,

oro.

Nella tua anima,

vita.

Nel tuo cuore,

dolore.

Nei tuoi occhi,

la dolcezza.

Vorrei che i tuoi deceduti muscoli parlassero.

Raccontassero di cosa mai si nutrivano.

Di quale coraggio si facevano padri.

Con quale forza,

sopravvivessero al dolore.

Lontano dal mare.

Sotto ferri e vane illusioni.

Circondati da effimeri amori senza scorza.

Uniti da destini malvagi.

Mentre la morte circolava nelle arterie per sentirsi viva.

Svegliati.

Adesso.

Dimmi.

Quando quell’orologio si è fermato.

Cosa.

Hai provato in quell’istante.

Perché.

Le tue lacrime sanno di zucchero.

Perché.

Il tuo sapore rimane sulle mie dita.

Ricordo la neve.

E i tuoi polsi vuoti.

Ricordo quei proiettili bianchi discendere dal cielo

a bombardare i vetri delle nostre preghiere.

E il tuo capo deserto.

Ricordo i tuoi occhi.

Senza paura.

Mentre tutto cadeva.

E in quel letto ti scioglievi,

come il bianco che i tetti delle case guarniva.

L’ultimo saluto.

Tra le lacrime.

L’ultimo sguardo.

Tra carezze.

La fine.

Senza saperlo.

È bastato un istante.

Voltarsi un attimo.

Perché tutto finisse.

Come inverno sotto i raggi del sole.

Ed il mio tempo.

Colava via.
Come c’era liquida sulle pareti del mio essere.

Il freddo di un momento.

Il ghiaccio di un viaggio.

Perché si fermasse.

Del tutto.

.per sempre.

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nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla marzo 25, 2008 13:24
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mercoledì, 19 marzo 2008

Non puoi immaginare.

Le note.

Nel silenzio.

Di te stesso.

Ritrovarti.

Mentre un pianoforte suona.

La gioia provata.

Non puoi capire.

La commozione.

Negli occhi.

La meraviglia.

Nel cuore.

Svanire tra gli accordi.

Tesa.

Come il peso che i tasti pressava.

Dimenticando.

Il mondo.

Nel resto.

Il mare.

Sconosciuto.

Le nuvole.

Create.

Il vortice che culla.

Le carezze nell’anima.

La morte dei sensi.

La rinascita del ricordo.

La rosa che appassita risorge.

Nel silenzio.

Di te stesso.

Nel buio.

Oltre l’immenso.

Nelle mie corde spezzate.

Nella vacuità di un’anima perduta.

Ludovico Einaudi suonava.

E io vivevo.

 

 ludovicoeinaudi

 

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla marzo 19, 2008 13:43
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martedì, 11 marzo 2008

E mi sentivo come un feto i cui occhi erano quelli di una madre che ancora non conoscevo eppure amavo.

Cieco dentro un grembo smorto che la natura aveva rimpicciolito.

Udivo voci e rumori e già odiavo il mondo attorno a me.

Sentivo come se una lama stesse sventrando il ventre in cui mi nascondevo.

Lame taglienti che sprofondavano lacerando la carne.

E qualcuno mi strappò al caldo abbraccio di un'intimità che il gelo non avrebbe mai potuto conoscere.

E fu luce.

E fu vita.

E furono lacrime.

E furono sorrisi.

E fu la prima volta in cui ebbi paura di nascere.

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Copia di grembo4

nuvoladipioggia ha soffocato le sue urla marzo 11, 2008 17:09
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